Nata in Polonia nel 1943, Simona trascorse la sua vita a proteggere le più antiche foreste d’Europa e i suoi abitanti.

La Kossak per oltre 30 anni ha vissuto nella foresta di Białowieża, in una capanna priva di elettricità e acqua corrente, a Dziedzinka, dove trovarono rifugio alcuni animali, fino a diventare un vero e proprio ambulatorio veterinario.

Donna di cultura, laureata in Scienze Forestali e conduttrice radiofonica, si batté per la salvaguardia delle più antiche foreste europee.

Da molti era considerata una Strega, perché parlava con piante e animali. Di certo, la sua forza e il suo amore per la natura erano qualcosa di magico, come dimostrano i numerosi racconti legati alla sua vita.

Per anni vissero con lei il corvo Korasek e, per 17 anni, Zabka, una femmina di cinghiale. Nella sua stanza da letto abitarono una lince, una cicogna, un bassotto e alcuni pavoni.

Simona e i suoi cervi

Per gli animali, era come una madre. Allevò due alci gemelle, che chiamò Cola e Pepsi ma una delle storie più commoventi riguarda il branco di cervi che visse nei pressi della sua capanna, insieme a lei.

Dopo averli aiutati a nascere, un giorno Simona vide che il branco manifestò segni di paura mentre la donna si addentrava nella foresta. Dopo qualche passo, si fermò colpita dai lamenti dei cervi. Questi ultimi si sollevarono sulle gambe posteriori emettendo un forte latrato, come a dire:  “Non andare lì, non andare lì, c’è la morte laggiù! Devo ammettere, sono rimasta senza parole, e poi finalmente sono andata. E cosa ho trovato? C’erano tracce di una lince”.

I cervi la avvisarono del pericolo, proprio come avrebbero fatto con la loro madre.

La Battaglia di Simona

Nell’inverno del 1993, Simona iniziò a lottare per la tutela delle linci e dei lupi di Białowieża.

In un articolo per la rivista Twój Styl, Alina Niedzielska ha raccontato che un gruppo di ricercatori del Mammal Research Plant dell’Accademia polacca delle scienze aveva pensato di studiare questi animali tramite un trasmettitore radio ma Simona scoprì che i metodi per installare i trasmettori sui lupi e le linci prevedevano violente catture, tagliole e trappole proibite dalla legge polacca.

All’interno della riserva naturale, Simona si imbatté in due trappole metalliche, le portò con sé e si rifiutò di restituirle. Venne accusata dagli scienziati di aver rubato l’apparato di ricerca.

Poco dopo la denuncia di Simona, vennero rimosse le trappole. Allora, un branco di lupi si avvicinò alla sua casa, ululando.

Un modo per ringraziarla per aver salvato loro la vita.

“Ho attraversato il confine che divide il mondo umano da quello degli animali. Onestamente, ho rivissuto questo evento per molti giorni, e infatti oggi, quando ci penso, c’è un senso di calore attorno al mio cuore. Dimostra come si possa fare amicizia con il mondo degli animali selvatici”