Una storia d’amore nata tra l’orrore dell’olocausto, un luogo ai confini della realtà e che è sopravvissuto alla fame, alla sete e alla disperazione.

Lale Eisenberg Sokolov, slovacco aveva 26 anni quando fu deportato ad Auschwitz ed è proprio lì che incontra Gisela ‘Gita’ Furman, una giovane ebrea e la sua vita cambia per sempre.

La storia di Lale Eisenberg è raccontata nel romanzo di Heather Morris “Il tatuatore di Auschwitz” ed è la storia di Lale incaricato di marchiare i numeri identificativi sulle braccia degli ebrei, che si intreccia con quella di Gisela ‘Gita’ Furman, internata come lui. Quando i loro occhi si incrociano è amore a prima vista.

Nel 1942 i tedeschi fecero irruzione in casa di Lale e pretesero che fosse consegnata loro una persona che lavorasse nel campo. Il giovane si offrì volontario per salvare gli altri. Sul suo braccio venne tatuato il numero 32407 e dietro quel cancello si ammalò di tifo. Ma la speranza di sopravvivere e la lotta alla resistenza vennero dopo l’incontro con Gita

Un amore clandestino fatto di sguardi da lontano, lettere e qualche scorta di cibo fino a quando dopo tre anni furono separati e si persero di vista. Ma il destino era già scritto: i due innamorati si ritrovarono in Cecoslovacchia e si sposarono nel 1945 chiudendo un capitolo buio della loro vita. Vivono a Vienna, Parigi e poi si stabiliscono in Australia dove nascerà il loro bambino.

Una storia taciuta per tanto tempo per paura che è venuta alla luce solo nel 2003 quando Lale incontra la scrittrice neozelandese Heather Morris che nell’arco di tre anni, fino alla morte di lui, scrive la sua vita e quello di un amore nato tra la distruzione che ha dato la forza ad entrambi per essere resilienti e lottare con le unghie per uscire da quel cancello.

“Ho tatuato il numero nel suo braccio sinistro e lei ha tatuato il suo numero nel mio cuore”