Si parte giovedì 28 febbraio per finire il 5 marzo, una folla colorata di maschere, è pronta a invadere le strade.

La storia del giovedì Grasso

Giovedì grasso, ultimo giovedì prima dell’inizio della Quaresima, ci riporta a Venezia. Secondo la tradizione in Piazza San Marco si usava festeggiare un’importante vittoria: quella della Serenissima sul patriarca Ulrico, che – così si dice – aveva approfittato della guerra tra Venezia, Ferrara e Padova per attaccare Grado, costringendo il patriarca Enrico Dandolo a fuggire.

E così, per celebrare la vittoria si stabilì che ogni giovedì di Carnevale fabbri e macellai avrebbero dovuto mozzare le teste ai tori, come metafora di liberazione dagli ostacoli. Successivamente si iniziò a celebrare questa giornata con giochi e eventi speciali, tra cui l’antecedente del celeberrimo Volo dell’Angelo dal campanile di San Marco che apre la stagione del carnevale, a cui per la prima volta è stato applicato il numero chiuso delle presenze.

Questo il video della cerimonia d’apertura di questo Carnevale 2019 a Venezia. Spettacolare!

La tradizione e le Maschere

Non si sa da dove derivi il nome ‘carnevale’: c’è chi dice da car navalis, il rito della nave sacra portata in processione su un carro; secondo altri significa carnem levare(“togliere la carne”) o carne vale (“carne, addio”) e allude ai digiuni quaresimali, dato che il Carnevale si conclude con il martedì grasso, il giorno che precede, nei paesi cattolici, il mercoledì delle Ceneri.

Nel Medioevo il Carnevale era il tempo delle scorpacciate comunitarie e delle danze infinite. Come a Capodanno, semel in anno licet insanire: si può ben essere folli una volta l’anno. I ruoli sociali si invertivano: gli uomini si vestivano da donne e viceversa, i poveri da ricchi, i ricchi da accattoni o da giullari.

Le maschere italiane nacquero a Venezia e sono già ricordate verso la fine del Tredicesimo secolo. Erano usate per diversi scopi. Da Venezia si diffusero in Italia e in Europa e furono adottate dal teatro dell’arte. Ebbero la massima diffusione nei festini di Carnevale del Settecento, in cui conobbero grande fama personaggi come Rosaura la dama, Florindo l’innamorato, Lelio il bugiardo, inseriti da Goldoni nelle sue commedie.

Viareggio e Greenpeace

Greenpeace ha partecipato al Carnevale di Viareggio portando lo slogan “Il mare non è usa e getta”. Presenti una quarantina di volontari dell’organizzazione ambientalista che hanno sfilato davanti al carro “Alta Marea” realizzato dall’artista Roberto Vannucci per denunciare l’inquinamento da plastica nei nostri mari. Il carro rappresentava una gigantesca balena morente, di oltre 20 metri, sommersa dalla plastica monouso.

Buon Carnevale a tutti voi!